Fusione Tre Wind conseguenze per i dipendenti

La fusione tra Tre e Wind avrà sicuramente un impatto significativo nel mondo della telefonia. Ma quali saranno le conseguenze per i dipendenti? Si deve temere il licenziamento di eventuali esuberi? Le due aziende insieme contano quasi 10.000 dipendenti e 31 milioni di clienti. Cosa succederà in seguito alla fusione?

Un documento ufficiale di Unindustria svela finalmente cosa succederà ai dipendenti delle due aziende. Vediamo cosa possono aspettarsi i dipendenti delle due aziende e anche i nuovi assunti in seguito al debutto del nuovo operatore di telefonia mobile generato dall’unione delle due aziende.

Tre

Come svelato da un documento di Unindustria, tutti i lavoratori di Wind saranno assunti da 3 Italia e quindi si applicheranno i relativi CCNL telecomunicazione. Per quanto riguarda i dirigenti, passeranno sempre a 3 Italia ma con il CCNL dirigenti imprese che scambiano beni e servizi. Praticamente quindi, tutti coloro che finora erano assunti da Wind, diventeranno lavoratori di Tre e si applicheranno i relativi contratti. Ai nuovi assunti si applicheranno anche i contratti attualmente in vigore in Tre Italia.

In futuro però potrebbero esserci sorprese non proprio piacevoli: l’attività produttiva aziendale sarà infatti sottoposta a controllo e non é da escludere che si intenda procedere con la razionalizzazione delle risorse e mantenere in vita solo l’assetto produttivo più efficiente, ragionevole e giustificabile. L’eventualità licenziamento quindi non é ancora allontanata: potrebbero anche essere chiusi dei punti vendita Wind o 3 Italia ed esserne aperti altri in diverse città in modo da uniformare meglio la presenza sul territorio italiano.

E cosa succederà invece ai clienti? La sinergia tra i due operatori, l’unione delle infrastrutture e delle forze, dovrebbe portare a migliorare la qualità del servizio, quindi resta da vedere come cambieranno le offerte che finora sono state “cavalli di battaglia” dei due gestori, come le “All In” e le “Tutto incluso”.

Fonte: documento Unindustria