Costo di migrazione verso altro operatore lecito o no

Abbiamo deciso di recedere da un contratto Wind, Infostrada, Tiscali, Teletu, Telecom o Vodafone? È probabile che nell’ultima bolletta telefonica del nostro operatore troveremo una sorpresa… e in effetti eccola qui: proprio stamattina abbiamo ricevuto l’ultima fattura e abbiamo trovato l’addebito di un importo che ci é poco chiaro: “Costo di migrazione verso altro operatore“. Di cosa si tratta?

Siamo a conoscenza che in base al decreto Bersani, é possibile rescindere un contratto in qualsiasi momento, anche prima della scadenza e non sono previste penali neanche in caso di disdetta anticipata. Cosa rappresenta allora questo costo?

Sappiamo benissimo che non siamo tenuti a pagare nessuna penale in base al decreto Bersani, ma allora cosa é questo “Costo di migrazione verso altro operatore“?

In sostanza il Decreto Bersani ha abolito le penali e nello stesso tempo ha ammesso solo quei costi giustificati dalle spese sostenute dal gestore. Il costo che ci é stato addebitato, molte volte, é proprio quello. Gli operatori giustificano tali costi inserendo nelle clausole del contratto, che in caso di disattivazione potrebbero essere addebitati dei costi, da ricondurre alle spese sostenute dal gestore al momento dell’attivazione del servizio di telefonia e/o ADSL.

In pratica suona più o meno così: hai disdetto il contratto e quindi ti faccio pagare dello sconto di cui hai usufruito inizialmente. Non tutti i contratti di abbonamento hanno questa clausola, per cui é bene chiedere precise informazioni al momento della stipulazione e leggere bene il contratto. Possiamo quindi controllare il nostro contratto e se tale clausola non fosse presente possiamo contestare la fattura al vecchio gestore, ovviamente limitatamente alla parte relativa al costo di migrazione. Mandiamo una raccomandata A/R: l’operatore ci risponderà per comunicarci l’esito della contestazione.

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