Apple dividendi 2012

Apple ha finalmente chiarito i dubbi sull’uso che farà della liquidità pari a 10 miliardi di dollari (per essere precisi 97,6 miliardi): da quando l’azienda ha annunciato di voler utilizzare questa liquidità di cassa, le ipotesi avanzate sono state tante. E la decisione farà sicuramente felici gli azionisti.

Non succedeva infatti da dicembre 1995 che Apple distribuisse dividendi, per cui questa scelta a breve medio termine risponde alla specifica esigenza aziendale di concentrarsi sul prodotto e sull’azionista. Oltre alla distribuzione di dividendi infatti Apple ha annunciato un piano di riacquisto azioni proprie (buy back) pari a 10 miliardi.

Apple prevede di iniziare la distribuzione dei dividendi a partire dal 1° luglio 2012, la distribuzione sarà trimestrale e pari a 2,65 dollari per azione (quindi un rendimento annuo dell’1,8% sul valore dell’azione). Il riacquisto di azioni proprie invece inizierà il 30 settembre 2012 e avrà una durata di tre anni.

Per ora quindi primaria importanza all’azienda e agli azionisti che hanno posto la loro fiducia sul titolo. Le altre operazioni di sviluppo strategico sono rimandate: Apple infatti avrebbe potuto decidere per esempio di destinare subito questa liquidità a nuove acquisizioni, a un rafforzamento della rete distributiva, avrebbe potuto cercare una integrazione verticale entrando a far parte di un altra grande azienda web per esempio (Apple, Google, Amazon e Facebook non a caso sono conosciuti come “la banda dei quattro” ). Tutto questo però é solo rimandato, anche perché non dobbiamo dimenticare che Apple continuerà a generare nuovi introiti, a incassare e quindi ad avere disponibilità finanziaria da investire in nuovi progetti.

Le recenti stime infatti parlano di vendite fra i 75 e gli 80 miliardi di dollari entro i prossimi 12 mesi. Lo stesso Tim Cook ha sottolineato che le vendite del Nuovo iPad hanno battuto ogni record (sono già state vendute ben 3 milioni di unità). Una svolta storica per l’azienda, che sceglie il 2012, anno in cui si parla troppo spesso di crisi e indisponibilità finanziaria, per andare controcorrente e aprirsi a un nuovo gruppo di investitori.

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